IN MY MIND…

Poc’anzi, stavo pensando a te, distrattamente. Mi sei venuto in mente senza un perché. Forse perchè sei sempre lì, ad occupare un angolo dei miei pensieri, qualunque cosa io faccia.Mentre lavoro, cucino, chiacchiero, cazzeggio, litigo, mi impongo, mollo, mi arrendo. Tu sei lì, dentro di me, a tenere il filo dei miei perché, a dipanare i miei percome, a rassicurarmi sui quando, a progettare i dove.

Hai il tuo bel da fare per tenere a bada le connessioni dei miei neuroni, a sfuggire alle scintille che si sprigionano quando le rotelline iniziano a girare e inesorabilmente accendono fuochi e fiamme. L’incendio divampa. Tu, come il draghetto Grisù, con la pompa dell’acqua in mano, fai per parlare e, anzichè spegnerlo sul nascere, lo alimenti con una parola, un gesto, uno sguardo.

Chè io m’infiammo subito: di emozioni e arrabbiature.

Ma poi mi acquieto, con un tuo bacio.

Faccio tutto da sola.

Tu sei lì, nella mia testa, presenza costante.

Rassicurante e imperturbabile.

Mentre io cambio umore e con la stessa velocità dei colori al tramonto.

Arcobalenanti variazioni senza controllo. Imprevedibile come tempesta d’estate.

Ebbene si, sono una rompicoglioni.

E ti amo.

  

CONTINUANDO A GIARDINEGGIARE.

Ti amo di un amore lieve come brezza marinaLeggero come ali di farfalla

Spensierato come gioco di bimbo

Cristallino come risata argentina

Ti amo spensieratamente come chi ama per la prima volta

Ti amo con mille dubbi e paure, come chi ha già amato in passato

Ti amo sapendo che nessuno è perfetto

Ti amo con i tuoi limiti, sperando di riuscire a superarli insieme

Ti amo con i miei, che hai spazzato via con un bacio

Ti ho amato in un giorno d’inverno

Abbiamo attraversato una fiorente primavera

Ti amerò in quest’estate torrida.

Aspetteremo che cadano le foglie d’autunno, ci riscalderemo in un abbraccio in un gelido inverno, custodendo gelosamente il nostro germoglio.

Che sbocci, sfiorisca, si cristallizzi e rinasca nel succedersi delle stagioni.

Questo è il mio augurio per Noi: una crescita del sentimento appena nato.

Questo voglio: un futuro in continua evoluzione.

Questo, e nient’altro.

Noi, un po’ di terra, acqua, sole, ombra, gelo, tepore, caldo.

Cura.

Amore.

  

ParlAmi.

Si, sono strana. Ho sempre bisogno di parole, ne scrivo a getto continuo. Scrivo, scrivo, scrivo. Chissà cos’avrò mai da dire. Sempre, continuamente.Ma non quando sei con me…

No, allora no. Mi basta perdermi nei tuoi occhi, chiuderli ascoltando le emozioni che mi provoca il tuo tocco.

Le tue mani mi dicono tutto quanto voglio sentirmi dire.

Perchè, quando siamo insieme, sei tutto quello che desidero. Non ho altro da aggiungere. Ogni suono che non siano gemiti e sospiri appaiono superflui.

È quando non ci sei che avverto uno spasmodico bisogno di parole, parole, parole…

Si, sono strana.

Si, strana.

Ma tanto tua.

  

IL LAGHETTO.

Alice ripiegò con cura le sue ali translucide e le nascose tra le ninfee. Aveva svolazzato tutto il pomeriggio confondendosi tra le libellule, sorvolando il laghetto, giocando con le anatre e i cigni, tuffandosi per salutare i gamberi neri e impiastricciarsi di fango.Aveva intrecciato canestri di fili d’erba, fatto scorpacciate di fragoline selvatiche per poi riposare satolla tra i papiri.

A cavalcioni di un rospo, era arrivata ai confini della riserva, esplorando curiosa ogni più recondito anfratto. Lì si era sentita bene, era stata serena.

Il verde a calmarla, l’acqua a cullarla, la leggera brezza ad accarezzarla.

Decise che era il posto ideale per nascondersi e fare finalmente ciò che architettava da tempo: scomparire dal mondo reale. Vivere in una favola.

Abbandonare il quotidiano.

Sbriciolò il biscotto sul quale era impresso “eat me”e che serviva per riportarla alla sua dimensione normale, svuotò la fiala rimpicciolente, si sedette su una foglia di ninfea e salutò con la mano la cagnolina Tea e la sua amica Daniela che l’avevano accompagnata fin lì.

Aveva deciso: quella era la sua nuova casa e gli abitanti del laghetto i suoi nuovi amici.

Se non altro, da un pesce non ti aspetti altro che silenzio.

Anche se… Anche se aveva visto carpe con slanci emotivi degni di un gatto ed esseri umani come meduse spiaggiate.

Boccheggiando, liquefandosi al sole.

Tacendo, abbandonarsi alla tragica fine di una vita sprecata a difendersi secernendo sostanze urticanti dai tentacoli.

Tenere lontano il prossimo per morire in perfetta solitudine.

  

ROBINSON E (IL) VENERDÌ.

Tutti dicono che non si può vivere di ricordi, chè sanno di rimpianto, ma nemmeno nel futuro, chè la vana speranza non aiuta a costruirsi una vita.
“Vivi nel qui e ora”, “vivi nel presente”: si, ok, il ragionamento filerebbe dritto come un fuso se non fosse che la realtà si acquatta dietro ogni angolo di felicità che ti ritagli scavando con le unghie sanguinanti per scrostare muri invalicabili, e ti azzanna alla gola. Ti scaraventa a terra e ti dilania, angosciante, incombente presenza che si nutre delle tue paure e le moltiplica all’infinito in un circolo vizioso: senza fine.
In quei momenti, per un attimo, la tua mente balza all’indietro e si proietta in avanti come preda impazzita alla ricerca di un’immagine luminosa. Uno squarcio di luce. Un ricordo, un sogno, un progetto.
Una qualunque ragione che ti dia la forza di combattere e non soccombere alla furia degli eventi nefasti che si abbattono continui come grandine. Chicchi enormi a distruggere il poco che sei riuscita a proteggere, intatto.
Il poco che hai trovato e serbi come tesoro prezioso (tu).
Ma non basta, sapete? Non basta!
E allora, io continuo a ricordare e fantasticare.
Voi, fate un po’ come cazzo vi pare, ma non rompetemi i coglioni con le vostre frasi fatte da manuale di sopravvivenza per naufraghi.
Il mio venerdì ed io ci godiamo il nostro sabato del villaggio, la nostra domenica di tempo sospeso, le nostre ventiquattr’ore tanto attese e subito finite.
I nostri giorni felici, la nostra isola incantata.
Chè gli altri giorni, beh… Sono da saltare a piè pari.
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(Daniela Pungitore Photo)

MAI PIÙ!

“Non mi innamorerò mai più”, si disse dopo la fine del suo matrimonio.
Mai più, ribadì ansimando al termine della sfiancante rincorsa al Bianconiglio.
Mai più, ripetè, stremata dopo l’incontro con l’Antiprincipe Azzurro.
Mai più: ma non erano innamoramenti, non erano amori. Erano un incaponimento a cercare di perdersi più di quanto già non fosse, voli di fantasia, fughe da un quotidiano abrutimento. Sogni incarnati in fantocci adatti all’uopo.
Minchiate, se mi perdonate il francesismo.
“Non mi innamorerò mai più”, avvertì ad ogni spron battuto.
Invece, pian pianino, si innamorò come mai prima di allora. E non come state immaginando: in intensità deflagrante di fuochi d’artificio e promesse d’amore eterno… No. Si innamorò in un modo strano: disincantato.
Appurato che il PerSempre non esiste, che il “vissero felici e contenti” è solo una frase fatta per concludere ogni fiaba che si rispetti e che le promesse lasciano il tempo che trovano, l’amaro in bocca e un buco nello stomaco, s’innamorò con riserva.
Non che ci mettesse meno enfasi nel dichiararsi o che fosse meno assidua nelle sue esternazioni e dimostrazioni d’affetto. Affatto.
Sembrava la stessa di sempre, si sentiva come non era mai stata.
In divenire. In progress. In stand by.
Ad aspettarsi cose belle temendo il peggio.
E devo ammettere che, a parte qualche reminescenza di radicate convinzioni passate, che estirpava pazientemente al primo venefico germoglio, la “cosa” sembrava funzionare.
Innamorata, amava.

Non c’è promessa più bella che addormentarsi mano nella mano e svegliarsi con un bacio sorridente.
Ieri. Oggi. Domani.
E domani dopo domani, fino alla fine dei tempi, o del tempo che gli Dei concederanno al nostro amore.
Con la a minuscola: in progress.
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PELLI GEMELLE

A me piace la sua pelle bianca e morbida. Mi piace sentire le ossa sotto i muscoli. Non sopporto che tra me e lui ci siano barriere di stoffa.
Amo la sensazione serica sotto i miei palmi, amo toccarlo più di ogni cosa.
Lo vorrei, nudo, sempre.
Lui appaga ognuno dei cinque sensi e mi sballa il sesto.
Mi porta in un’altra dimensione, fa sparire tutto il mondo intorno e ci racchiude in una bolla solo nostra.
Godurioso tocco.
Oggi mi dedico al tatto, ma stimola ognuno degli altri: uno alla volta e tutti insieme.
All’unisono, rapendomi in un vortice di desiderio e godimento, mai provati o dimenticati.
Toccami, sfiorami, accarezzami, prendimi, si, ma non negarti mai al mio tocco, che sia tra la gente o nell’intimità del nostro letto.
Pelli gemelle, che di anime affini ne abbiamo piene le tasche…
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