GIOCONDAMENTE GIOCANDO.

Capita, sai, di voler esplorare parti di sè nascoste ai più.
Capita di non accontentarsi di ciò che tutti ritengono sia giusto.
Capita, altresì, di avere bisogno di esprimersi e sbocciare, chè il bocciolo rischia di appassire senza essere mai sbocciato.
Sarebbe un peccato, morire senza aver vissuto. Senza, almeno, averci provato…
Allora, si gioca. Da piccoli si gioca al dottore e all’ammalato, si costruiscono tende in cui nascondersi e raccontarsi segreti, si gioca al “facciamo che ero”…
Crescendo, si gioca ad essere perfetti, omologati, normali. Si crede di poter essere felici solo così. Controllando emozioni, evitando voli pindarici, zittendo “i grilli per la testa”. Poi, poi, poi: alcuni si svegliano.
Un brusco risveglio nel cuore della notte; tutti dormono, tranne te.
Gli altri si alzano, vanno al lavoro, spendono soldi in inutili cose che si accumulano in armadi stracolmi e traboccanti, escono con i soliti amici e fanno stancamente l’amore al sabato sera. Un esercito di automi, omologati.
E tu? Tu hai voglia di correre e ridere a squarciagola e disegnare la settimana col gessetto sul marciapiedi per giocare a campana. Guai a pestare la riga: se no si ricomincia da capo!
Hai voglia di prendere qualcuno per mano e girare, girare, girare vorticosamente fino a far scomparire i confini del mondo e girare, girare, girare ancora seguendo il vuoto della tua testa buttata all’indietro a guardare il cielo e le nuvole che ti seguono immobili.
Girare, girare, girare. Tu giri e il mondo gira al contrario: e ridi.
Ridi a crepapelle e urli a squarciagola guardando la persona davanti a te che sta giocando al tuo stesso gioco, provando le stesse fortissime emozioni. Uguali e diverse. Uniche.
Ridi fino alle lacrime lasciandoti cadere a peso morto, all’indietro.
E ridete e piangete insieme, abbracciati e felici, mentre il corpo senza peso sembra un sacco di patate, ma voi levitate verso un’incosciente stato di estasi.
Felicità cristallina, adrenalina.
Ridi e piangi col cuore che batte all’impazzata, le guance rosse e i capelli scompigliati. L’affano si placa pian piano mentre il respiro torna regolare ed è in quel momento che devi scegliere di non vergognarti di voler vivere così: sopra le righe.
Giocando.
Tu, vuoi giocare con me ad essere felice?

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