A M O R E.

Quelle cinque lettere snocciolate con nonchalance gli si inerpicarono lungo la spina dorsale, schizzando come una biglia impazzita nell’area del cervello preposta al controllo, guardarono con aria di sfida la razionalità e scesero in picchiata verso lo stomaco, paralizzandolo dalla paura.
Sentì un forte senso di nausea montargli in gola, materializzando la parola AMORE in una corda che gli si attorcigliò intorno al collo.

Stretto in una morsa mortale, l’aria nei polmoni bloccata: l’ossigeno iniziò a mancargli, gli tremò la terra sotto i piedi e vide uno squarcio spaccare in due il suo perfetto equilibrio.

 Si accasciò, stremato, le gambe penzoloni sul baratro di un futuro che non voleva. Di condivisioni che non desiderava.

Stava per morire; percepì distintamente il fruscìo del mantello della nera signora.

Nel momento in cui ella stava per sferrargli il ferale colpo con la falce, si rianimò in un lampo.

Con un guizzo gliela strappò dalle mani ossute e tranciò di netto la fune.

Le lettere caddero e precipitarono nel vuoto con un eco sinistro…

A M O R E.

Lui si rialzò soddisfatto.

Si era difeso da ciò che temeva più al mondo.

Riprese il suo cammino solitario, voltandosi per accertarsi di non essere inseguito. Era solo.

Tirò un sospiro, provando un misto di sollievo e nostalgia, ma era un piccolo prezzo da pagare per la sua libertà.

  

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