BUONGIORNO, FUTURO.

Sotterrata l’ascia di guerra, soffocò le paure, seppellì i bisogni e le aspettative e si sedette a piangere davanti al cumulo di terra sotto il quale giaceva il suo passato.

Aspettò a lungo, vegliando il cadavere del tempo che fu e che non sarebbe più tornato.

Coltivò sogni astratti in un angolo di cuore, curandoli con voli pindarici, mormorando desideri snocciolati come un rosario, annaffiandoli di pianti liberatori e nutrendoli di speranza. Voglie e desideri invocati come preghiera. 

Come un mantra.

Voglio voglio voglio… Merito…

Urlò a gran voce rabbia e delusione, invocò Amore e maledisse il Fato.

Attese. Paziente.

Rassegnata. Colma di speranza come cornucopia traboccante d’amore.


Si credeva terra congelata, arida, sterile.

Sbagliava, e di grosso.

La gelata sferzante di fine gennaio, il tepore inaspettato e improvviso di due mani sul volto.

Scintilla di vita.

Lacrime asciugate da dita amorevoli.

Abbracci avvolgenti.

Baci di fuoco.

Brace ardente sotto cenere millenaria.

Limo.


Spuntò un germoglio, così fragile e incerto da non sembrare che sterpaglia affiorata da terra smossa.

Non lo era.

Tenero e verde, pronto a sbocciare o a sfiorire in un lampo.

Bucaneve. Seme di quercia. Sempreverde. Papavero. Ortica.

Nessuno lo seppe. Nessuno lo sa.

Fu un inizio.

Di cosa, potrà raccontarcelo solo il futuro.

   

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