ALICE (NON) È (SOLO) UNA FAVOLA.

Alice che non credeva più nelle favole, non dava confidenza a nessuno. A Wonderland erano tutti matti, ma lei lo era in modo diverso. Lei era buona, lei era dolce.
Disincantata fanciulla in cerca d’amore. Incontrò un losco figuro travestito da brava persona, in un tiepido giorno di novembre. Il bosco incantato si riempì di luce e colori e di sole, di fiori e di milioni di farfalle.
Stupita, aprì la bocca e ne ingoiò a migliaia. Le frullavano dentro, solleticandole testa e cuore e stomaco. Svolazzavano facendola volare.
La facevano sorridere e sospirare. Tirò un sospiro di sollievo. Accolse quello stato di grazia come un dono.
“Il suo dono”, lui la chiamava così. Fonte di felicità alla quale abbeverarsi, assetati dopo corse a perdifiato nei loro deserti interiori.
Un’inaspettata primavera ad autunno inoltrato!
Vissero occhi negli occhi, specchiandosi nel cuore l’uno dell’altra, le mani strette in una morsa di disperazione. In fondo, fuggire dalla realtà era il loro sogno.
Sembrava quasi amore, sembrava quasi irreale. E lo era. E lo fu.
Come in ogni favola che si rispetti, ci fu un rintocco di campana. Un colpo di scena, un colpo di coda. Un evento funesto.
Non fu la mezzanotte di Cenerentola, non fu una mela avvelenata, non fu un fuso minaccioso: semplicemente, il principe si rivelò Barbablù.
Si era divertito a giocare con carte truccate e mosse da scacchista provetto… l’aveva conquistata, non gli interessò neanche di ritirare il suo premio. Inaspettatamente e all’improvviso, gettò la maschera, sputò le farfalle, spense la luce e le voltò le spalle.
Non senza prima lasciarle un laconico “ti auguro di trovare presto la felicità che ti meriti”.
Alice si rintanò nella cuccia del Bianconiglio, pianse tutte le sue lacrime e tornò a bere thè col Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile.
Alice che non credeva più nelle favole, ora più che mai ha deciso di crederci ancora.
Di crederci fortemente.
Di crederci ancora di più.
Vi chiederete, perchè mai?
Perchè, se possono esistere persone tanto squallide, da qualche parte, in qualche regno molto molto lontano, devono esistere persone MERAVIGLIOSE.
E una di queste la scoverà, come un tesoro nascosto, le aprirà cuore braccia, la accoglierà in un abbraccio e nella sua vita.
Alice non aspetta la favola.
Ma sa che c’è.

(Un ringraziamento a Barbablù, augurandogli di perdere la chiave che tiene appesa al collo, che la stanza segreta venga scoperta e lui scaraventato tra i flutti dalla rupe più alta del regno.)

Alice, Meravigliosa Stregatta

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