TU SEI IL PALETTO CHE MI TRAFIGGERÀ IL CUORE.

Alice si era fidata, Alice si era affidata, Alice gli aveva aperto cuore e anima. Aveva permesso che entrasse nei suoi sogni e nei suoi pensieri. Gli aveva fatto posto nella sua vita, completamente, adattandosi agli enormi ritagli di tempo che lui riusciva a creare per Loro. E che non bastavano mai, ad entrambi.
Si riempiva di “Noi”, di “Insieme”, di verbi coniugati al futuro e sentimenti ricambiati.
Aveva creduto alle sue parole perchè, nei limiti di quello che era loro permesso di condividere, erano seguite dai FATTI.
Lui c’era. C’era continuamente, c’era sempre. Loro c’erano e si promettevano di affrontare qualsiasi cosa, mano nella mano, avvinti in un abbraccio, abbandonati al Dio dell’Amore, protetti dal Fato benevolo che li aveva fatti incontrare. Innamorare. Amare.
Avevano riempito pagine di chat, passato ore e ore e ore al telefono, comunicandosi e condividendo fortissime emozioni…
Fino alla vigilia del tanto agognato incontro.
Avrebbero varcato la soglia dal virtuale alla realtà: si sarebbero finalmente guardati, baciati, toccati, amati.
Quello sarebbe stato il primo giorno di tanti, sarebbe stata un’unione di anime e corpi, fusione di esseri: sarebbero entrati l’uno nella vita dell’altro.
Eccitazione, timore, paura… Paura. Terrore.
Ma. Putroppo ci fu un Ma.
Lui si tirò indietro. Lui volle dapprima rimandare, poi annullare, proprio alla vigilia del Grande Giorno.
Non solo: la scaraventò fuori da giorni vita pensieri parole. Subito dopo.
La abbandonò crudelmente come un cane, amato e coccolato fino ad un attimo prima e lasciato sul ciglio di un’autostrada.
Così si sentiva: persa, impaurita, tremante, sola. Sola.
Sgomento e terrore. Smarrimento.
Guardava sfrecciare milioni di vite attorno a sè, non capacitandosi di un tale voltafaccia.
L’uomo di cui si era fidata le aveva infine piantato in gola il coltello che aveva cercato nelle sue mani ad ogni carezza.
L’aveva predetto: accadde.
Alice. Sedotta e abbandonata.
In nome del crudele gioco della seduzione; come un giocattolo rotto, una bambola che aveva stancato in tempo zero. Giaceva inerme.
Alice non capì, non capiva, non capisce, non capirà.

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