SELEZIONE ALL’INGRESSO

È l’alba di un giorno d’autunno, sono sveglia da e per poco, continuo a rimuginare sugli ultimi avvenimenti mentre nutro i miei cuccioli di drago.
Spalanco le finestre per far entrare un po’ d’aria: ho bisogno di respirare. Un vento glaciale non vedeva evidentemente l’ora di turbinare nel mio salotto, vista la rapidità con cui scompiglia i foglietti su cui appunto i miei pensieri, appoggiati sul davanzale.
Come me, adesso. Gomiti puntati sul marmo gelido -toh, come una lapide- mi sussurra all’orecchio la mia vocina alla Mercoledì Addams…
Dicevo: gomiti puntati, viso tra le mani, sguardo perso sul desolante panorama di un giorno qualunque, ad un orario impossibile. Mi accendo una sigaretta. Un gatto sta vomitando in cucina-la tua vita fa veramente schifo- poi in sala, poi in antibagno. I gatti amano le cacce al tesoro e vomitare a rate.
Un gatto che vomita al buio, io senza occhiali. Ci finirò sopra: sono a piedi nudi. Mi troveranno loro.
“Si Mercoledì, hai ragione, la mia vita fa veramente schifo; grazie di avermelo ricordato.”
Inizio a tremare, il freddo è solo una scusa, ho la punta del naso ghiacciata, mi pizzicano gli occhi, un brivido sale a fulminarmi il cervello e ridiscende rapidamente lungo la schiena. Vien da vomitare anche a me. É tutto così complicato e io son sempre stata una schiappa con i giochi di logica. Il cubo di Rubik versione anniversario mi sfida dal ripiano della libreria. Lo ignoro.
Come dovrei continuare ad ignorare IlRestoDelMondo, la gente, i personaggi, i divi da quattro soldi e due “mi piace”, tutti quelli che vivono per un commento da social network, i bloggers, gli scrittori sfigati da e-book… Si, dovrei ignorare la gente ancor più di ora.
Dovrei scovare Persone, scremare tra milioni di futili parole quelle che vanno oltre, quelle di cuore, quelle di testa, quelle di pancia…
Buttare il camice da crocerossina alla “io ti salverò” e indossare la tuta gialla alla Kill Bill.
-meglio Cat Woman, Alice. Il nero sfina-
“Grazie di esserci, Mercoledì, non so come farei senza te che mi strappi un sorriso sarcazzo… No, sarcastico.”
Ridiamo entrambe. La mia voce interiore ha le sembianze di Mercoledì, ma è meno mostruosa e cinica di voi. Di lui. Di te.
Pulisco le chiazze di vomito, prima che qualcuno se lo mangi -i gatti sono strani, pulitissimi e schizzinosi, con disgustose cadute di stile- mi fumo un’altra sigaretta, mi rifiondo a letto.
Decido per il mio prossimo tatuaggio:
“Selezione all’ingresso.”
Sullo sterno. Appena sopra, appena prima del cuore.

CATWOMAN

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