LA PAURA FA 90

Era notte fonda, uscì di casa, prese la macchina e si fermò davanti alla caserma dei carabinieri. Scampanellò e attese.
Un uomo in divisa biascicò qualcosa al microfono, seguirono un ronzìo sinistro e lo scatto del cancello. La squadrò da capo a piedi: era in pigiama.
“Mi mancava una matta alle due di questa notte tempestosa…”
La fece accomodare.
Lei scoppiò in un pianto dirotto… E lo inondò di lacrime e parole.
“Agente, sono disperata, io non volevo. Io non sapevo… Io: posso avere un bicchier d’acqua per favore?”
“Signora, si calmi, vuole sporgere denuncia?” Le mise una mano sulla spalla porgendole il bicchiere; lei si alzò di scatto, rovesciandoglielo sulla divisa, e lo abbracciò singhiozzando.
Omammasantissima…
“- Lui, lui c’è riuscito, capisce?
Ma io non volevo, non volevo. Ho paura. P A U R A !
Doveva chiedere: non l’ha fatto!
Ha iniziato a parlarmi, dice tutte le cose che ho sempre dediderato sentire. Lui mi conosce. Credo mi abbia spiato per poter usare tutte le mie metafore. È un pazzo, capisce?
Un pazzo!
– Immagino di si, ma non capisco, cosa le ha fatto quest’uomo?
– Mi ha stregata! E io sono una stracazzo di stregatta! Non doveva permettersi… Io non dovevo permetterglielo!!!
Avevo sbarrato gli ingressi, avevo messo catenacci e lucchetti e filo spinato e allarmi sonori e protezioni di ogni sorta. Ero al sicuro, cazzo! Al sicuro…
Ma no, il signorino ha trovato la combinazione che non conoscevo nemmeno io! E l’ha usata. L’ha U-SA-TA!
– Signora scusi, lei lo ha fatto entrare in casa e lui ha aperto la cassaforte? Le ha rubato qualcosa? Prendo appunti se ricorda cosa c’era dentro…
– Ma quale cassaforte, agente, lei non mi ascolta!!! È entrato in me! E adesso mi passeggia dentro… Mi aggroviglia budella e pensieri. Mi tocca l’anima, la fa vibrare… Io lo sento risuonare e rimbombare ovunque… Fa un sacco di rumore. Mi invade, mi colma, mi riempie, mi placa, mi consola, mi appaga… Mi accarezza, mi stringe, mi coccola e fa l’amore con me. C’è senza esserci.
Mi rende felice.
Mi fa sorridere: le assicuro che non ho un cazzo da sorridere, mi creda!
E mi manca, ho voglia di stare con lui tutto il tempo… Non mi basta mai. Appena va via aspetto che torni.
E se poi non ritorna?
Capisce che sono in pericolo?
Lo capisce?”
“- No signora- sospirò- non lo capisco… Io pagherei per vivere quello che le é capitato. Quello che sta vivendo.
Se lo goda. Gli stati di grazia durano un secondo e si rimpiangono in eterno…”
La accompagnò al cancello, si assicurò che salisse in macchina, le sorrise… E invidiò quella matta di Stregatta, la sua follìa, le sue emozioni… Invidiò lui.
Invidiò persino la sua paura.

( E questo è il mio primo sogno su di te…)

90.

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