Fuga nella realtà.

(Dedicata alle vittime del narcisismo patologico, della manipolazione mentale, della violenza psicologica…
Perchè non avere segni fuori, non vuol dire non averne dentro…)

Lo squallore di quel rapporto senza passione la stava consumando.
Si trascinava da una stanza all’altra, cercando di ignorare la sua costante presenza dal giorno in cui lui aveva perso il lavoro.
Un uomo distrutto, deluso, disilluso e senza prospettive in giro per casa.
La situazione aveva acuito e fatto esplodere un’insofferenza latente da troppo, zittita da montagne di regali, viaggi, cene.
Lo aveva reso rabbioso, cattivo, sminuente. Il suo unico scopo sembrava quello di distruggerla.
Non che, a periodi alterni, non la trattasse come l’ultima delle cretine: ma ora non faceva altro che insultarla. In maniera velata, girandoci intorno, prendendola alla larga. Con un sorriso sardonico stampato su quella faccia di cazzo, da marito perfetto. Falso.
Ma stava minando l’autostima di quella donna. La considerava troppo brillante, dolce, allegra, fiduciosa, ottimista per poter sopportare il suo sguardo, prima innamorato, ora carico di odio e disprezzo.
Non poteva sopportare il suo evidente allontanamento.
Lei, sempre assertiva e accomodante, era diventata ingestibile. Gli teneva testa! Lo respingeva in ogni modo.
Ormai gli si concedeva solo per toglierselo di torno il più in fretta possibile. Ogni giorno: stessa ora, stessa posizione, stessa sequenza di gesti… Pensando ad altro.
Un sesso meccanico, ripetitivo, ossessivo. Un sesso angosciante.
E più lo respingeva, più lui godeva nel riuscire a strapparle un pompino, una scopata, per umiliarla e poi sminuirla, nuovamente.
“Non sei capace, non sei sensuale, non sai nemmeno farmi venire.”
Ogni rapido amplesso la lasciava svuotata, disperata, con la consapevolezza di essere usata; lo schifo che la invadeva era insostenibile.
Fino al giorno in cui, tornando a casa dal lavoro occasionale che aveva trovato per mandare avanti la baracca (da sola), all’ennesima litania di critiche, lei si paralizzò, lo guardò, dritto negli occhi, calma di una calma irreale: “Io voglio la separazione.”
Si spogliò, entrò in doccia, appoggiò la fronte alle piastrelle mentre l’acqua bollente e scrosciante la accarezzava violentemente battendole sulla schiena, sospirò, pianse, singhiozzò… Rise istericamente. Tacque.
Si sentiva alleggerita da un pesante fardello, sollevata, forte: libera.
Si guardò riflessa nel vetro e si disse “Gioia, è finita. Mi prenderò cura di noi. Non permetteremo MAI più a nessuno di trattarci così. MAI PIÙ.
Siamo libere. LIBERE! Ce la faremo.”

(Un anno dopo)
…Ce la faremo…
È una promessa mantenuta: anche se non ce l’abbiamo ancora fatta, anche se la strada è tutta in salita, anche se non abbiamo raggiunto la meritata serenità. Anche se siamo allegre e non felici. Nonostante tutti gli anche del mondo:
Noi-ce-la-faremo.

fuga

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...